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Architettura / Ingegneria


15 ottobre 2010

G.R.A.

Siamo onesti, noi romani non abbiamo compreso la vera essenza della terza corsia del GRA, e sì che i lavori per realizzarla sono stati una turtura, non ancora conclusa, per giunta!

Al di là dell'aumento della sua capienza, che ci vede ancora in quantità   maggiore, tutti insieme, inscatolati in favolose code senza speranza, in quei rari momenti in cui il traffico permette al GRA di esprimere tutte le sue reali potenzialità di strada urbana ad alto scorrimento, proprio in quegli attimi in cui tu, automobilista capitolino stressatissimo, riesci anche a mettere la terza, con un brivido che ti percorre tutta la schiena per l'occasionalità dell'evento, tu scegli di rimanere, tutti insieme appassionatamente, su due corsie, come se la terza non esistesse.   La rimodulazione delle velocità di andatura, l'aumentata sicurezza della strada, lo sforzo lavorativo, i tanti soldi pubblici investiti.....tutto annullato, inspiegabile!

E così il redivivo pandino, la Uno di annata e l'automobilista prudente, quello che non riesce ad andare, per convinzione ideologica a più di 60 Km/h, si sistemano, tutti, sulla seconda corsia, quella centrale e tutta  la restante moltitudine si ammassa (coglietene, vi prego, l'essenza visiva del termine) nella corsia più veloce, con continui sorpassi, mantenendo lo stesso grado di pericolisità ante-lavori!   Obbiettivamente dei geni!  L'automobilista prudente, vedendosi sfrecciare macchine in soprasso sia sulla sinistra che sulla destra rallenta impaurito ancor di più, creando una fila, assai poco scorrevole, assolutamente centrale.

Quindi, cari ed amati concittadini, e voi con i furgoncini che portate a destinazione gustose mozzarelle di bufola, vi imploro utilizziamola.  Con soddisfazione. Esprimiamoci nelle nostre andature rilassate ed in prossimità degli ingressi osiamo immetterci nella corsia centrale (se caso mai ci spostiamo da una corsia all'altra mettendo una freccia sarebbe il massimo), facciamolo, come se ricevessimo un premio alla fine!  :)

Per ora, che tutte e tre le corsie sono ancora gratis (dai tanto lo sappiamo che prima o poi le andremo a pagare), che mettere la freccia non costa nulla, onoriamo tre anni di lavori che ci hanno visto in coda, ricoperti di polvere, incazzatissimi e stressati ed esaltiamo, con sana soddisfazione, gli sforzi dell'Amministrazione Capitolina!

 




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10 maggio 2010

Condominio P

  

In un'Italia grigia e priva di idee, violentata, quotidianamente, da se stessa, sbattuta, come una cernia al peso, su tutti i giornali, spesso si dimentica che quando ci mette la testa il risultato è più che ottimo.
E dato che ho deciso di essere positiva e nel mio piccolo, di dispensare perle di speranza, mostrando ciò che, a mio modesto parere, è più che meritevole, anche solo per averci messo impegno.

Ben più che un risultato per impegno, il progetto di uno studio di architettura, il C+C04Studio, che a Cagliari ha dato dignità e colore a delle abitazioni, realizzate con moduli prefabbricati che diversificano se stessi nei colori esterni, con grandi numeri che individuano i singoli appartamenti, e nella sovrapposizione disassata creano vuoti che diventano spazi esterni ad uso dei moduli abitativi.
In un quartiere di Cagliari caratterizzato da abitazioni simili tra loro, privo di colore e personalità, viene inserito un esperimento, che mi auguro, venga imitato.

Condominio P, edificio residenziale, Via Posada - Cagliari

 




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22 settembre 2009

A volte ritornano su...tipo i peperoni!

La notizia è di qualche giorno fa, Meier ha accettato le modifche richieste dal Comune di Roma alla teca dell'Ara Pacis. 
Nonostante le iniziali dichiarazioni del Sindaco, che, al suo insediamento, ne aveva proposto l'abbattimento o lo smontaggio e l'eventuale ricostruzione in altro sito (come si faccia poi a smontare un edificio in c.a. caso mai ce lo spiega, ndr).
Alla fine si è convinto. Facciamo delle piccole modifiche!
Al di là delle solite, e giustificate, considerazioni da cittadino: "con i vari problemi di Roma, cominciamo proprio dall'Ara Pacis?", "Ma non ci sono altre priorità?", rimango, come dire, basita dai "ritocchi" proposti ed accettati.

Traggo dall'articolo di Repubblica del 17 settembre scorso:
"La proposta di restyling planerà ai piani alti del Campidoglio entro fine mese. La leva utilizzata dall’assessore all’Urbanistica, Marco Corsini, per convincere l’archistar statunitense a rimettere mano al suo lavoro, è stato il progetto di rifacimento complessivo di piazza Augusto Imperatore, varato dalla giunta Alemanno all’i nizio dell’anno. E sottoposto all’analisi di Meier sin nei minimi dettagli. «La nostra intenzione», è stato il ragionamento ascoltato dall’architetto americano, «è di valorizzare quel che resta del Porto di Ripetta: per far questo, abbiamo stabilito di pedonalizzare il tratto del lungotevere prospiciente la teca, così da trasformarlo in una grande terrazza sul Tevere, che verrà bypassata da un sottopasso dove incanalare il traffico». Una piccola rivoluzione che però «implica la necessità », eccolo il punto decisivo, «di ritoccare il monumento che protegge il Mausoleo di Augusto, così da renderlo più armonico con il contesto barocco della Piazza»."
(articolo completo qui:
http://roma.repubblica.it/dettaglio/per-lara-pacis-di-meier-le-modifiche-del-campidoglio/1723194).

Ma guarda un po' risalta fuori il "sottopassino".
E sì, perchè questa revisione di nuovo non ha nulla, peccato, che evidentemente in Campidoglio non se ne ricordi nessuno.

La progetto di Meir ha una storia controversa da sempre.
Le prime polemiche furono legate all'affidamento dell'incarico di progettazione all'architetto, effettuata senza concorso pubblico, come ultimo  e celebrativo atto della giunta Rutelli (all'epoca c'era anche un "fattore moda" legato all'architetto che, proprio in quegli anni, assestava edifici in tutte le capitali. Noi all'epoca avevamo ben poco di contemporaneo e per Meier era la seconda opera in meno di 10 anni, dopo la Chiesa di Tor Tre Teste) poi l'inserimento dell'opera con tempi molto più veloci della redazione del progetto che vedeva il riassetto della vicina Piazza (progetto che del resto non ha ancora visto la sua fine), il muro della prima versione che oscurava le chiese, insomma una parola di sdegno ce la persero tutti da Sgarbi a Tamburrini, anche Fucksas, con Di Paola che non sapeva come parare i colpi.

Il progetto vide due revisioni prima dell'apertura del cantiere, andando a ritoccare  l'opera per fare tutti contenti, e nel bene e nel male il cantiere partì.
Dopo qualche mese la ditta (o forse una società a lei vicina) propose di valutare la possibilità di ampliare il progetto andando a pedonalizzare il tratto di Lungotevere prospisciente, incanalando il traffico in un sottopasso (che fu chiamato il "sottopassino" visto il cantiere, in esecuzione, all'epoca, che stava realizzando il sottopasso dai pizzi del Bambin Gesù). 
La proposta fu accolta, previ sondaggi, andando a rivalutare, forse, un'idea di Benevolo che nel marzo del 2003 aveva avanzato proprio tale "sfogo urbano" per il nuovo museo, riassestando, forse, la "dimensione" di se stesso, di fatto il maggior problema per tutti (Benevolo fu praticamente insultato per la proposta, da parecchi "ambienti", ndr).
Cominciarono i sondaggi, consapevoli della quota imposta dalla presenza della fogna di Via Tomacelli (che non si riusciva a capire, per noi lettori s'intende, se c'era o non c'era, ndr), i sondaggi andarono una vera merda: non si poteva scendere al di sotto di una certa quota di scavo e quindi l'altezza utile per il sottopassino non avrebbe garantito il passaggio a pulmann e mezzi pesanti, il che avrebbe reso l'imbuto Lungotevere un definitivo tappo.
Pertecipe, naturalmente, i costi per una fondazione titanica (sai c'è il Tevere proprio lì, ma guarda un po'), si abbandonò l'idea del sottopassino.

Hoilà, tutti giù dal pero!!!!
Quindi visto il passato procediamo sicuri e fulgidi verso il futuro???
Certo che se Meier si ricorda la vicenda nei dettagli penserà che siamo pazzi.
Sia ben inteso, se si vuole fare il sottopassino il modo tecnico si trova, ma se parliamo in termini di costi/tempo certo non parlerei di "ritocchi" quanto di opera correlata, così tanto per onestà intellettuale.
Opera che potrebbe avere anche una sua utilità riuscita.

Mi lascia basita che si ripeschi questa soluzione, che oltre tutto fu criticata tanto quanto la teca, o per lo meno non ho la giusta comprensione per quello che si è scritto in questi giorni.

La teca è stato un monumento riuscito??
Da tecnico qualcosa avrei da puntualizzare, ma da cittadino ho la consapevolezza di aver visto la vecchia costruzione passando in motorino, notando il degrado che caratterizzava il perimetrale giardinetto, e fermandomi a visitarla solo dopo Meier, notando il notevole passaggio di persone, delle "chiacchere consumate" sulle scala accanto alla fontana, con numerose teste che circolano negli ampi spazi del museo. E questo è innegabile, qualsiasi giudizio urbanistico-architettonico si possa avere.
Oggi sono un'opera ed un museo visitati, e questo li rende un sito urbano riuscito, anche senza ritocchi.

Non mi sento che di essere retorica: ma con tutte le priorità di Roma, proprio da questa dovevamo cominciare?




permalink | inviato da pronta a partire il 22/9/2009 alle 20:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


21 febbraio 2009

Energie Rinnovabili

Il decreto Milleproroghe ha posticipato ancora di un anno l'obbligo su tutto il territorio nazionale di utilizzare fonti di energia rinnovabile nelle nuove costruzioni.  La giustificazione data dal senatore del Pdl, primo firmatario dell’emendamento approvato in Commissione e recepito nel maxi-emendamento del Governo, sostiene che il rinvio nasce soprattutto da una necessità di tutti gli operatori del settore (progettisti e filiera industriale) non ancora preparati ad applicare le nuove tecnologie, rallentando quindi la costruzione di nuovi insediamenti.

L'obbligo di introdurre in tutte le nuove costruzioni una quota pari al 30% di energie rinnovabili era stato introdotto da Prodi nell'ultima finanziara e vedeva l'avvio nazionale a partire da questo 1° gennaio, sostenendo, inoltre, il piccolo privato con sgravi e ammortizzamenti relativi le spese di applicazione dei suddetti impianti anche su costruzioni esistenti (sgravi anch'essi pressochè cancellati).
Molti comuni, tra i quali Roma (storicamente non all'avaguardia in questi settori) si erano dotati di delibere, già da metà del 2007, che imponevano tale normativa tecnica (nel caso di Roma si parla della delibera n.48, un vademecum per noi "progettisti impreparati").  In regioni più illuminate gli incentivi ed obblighi su questo settore sono presenti da anni, ma pare che agli occhi del governo i dati che vedono gli incrementi di utilizzo di fonti rinnovabili, riscontrati soprattuto nel settore privato, sia un indice di un mercato non pronto a recepire una norma nazionale.

Alcuni numeri per comprendere di cosa stiamo parlando:
1. Le statistiche diffuse dal GSE (Gestore dei servizi elettrici) registrano, tra il 2007 e 2008 un aumento dell'uso di impianti fotovoltaici passati da 7.700 a 25.000 (+225%), con una crescita di potenza da 79 a 280 Mw (+254%);
2.  Secondo una ricerca condotta da Assosolare, l’industria fotovoltaica ha raggiunto nell’anno appena concluso un giro d’affari di 800 milioni di euro, che diventeranno 1,2 miliardi nel 2009.

 
Sul mercato oggi i pannelli fotovoltaici hanno avuto un abbattimento dei costi quasi pari al 30% rispetto a solo un anno fa, con una presenza sul mercato di industrie ITALIANE produttrici di questi elementi tecnologici (non solo nel mercato del fotovoltaico, ma anche del solare) mercato incontrastato della Germania da sempre.

Industria impreparata? Non mi sembra.
Progettisti incapaci di calcolare i nuovi impianti? Forse il senatore non sà che a livello tecnico fare i calcoli per questi impianti non è assolutamente complesso, siamo abituati, noi progettisti a studiare nuove tecnologie e applicarle velocemente, offrendo alternative valide ai committenti.


Ulteriore chiarimento per fonti rinnovabili (quelle con le quali raggiungere il 30%) non si intendono solo impianti a pannelli solari o fotovoltaici, ma anche: recupero delle acque meteoriche (da utilizzare per lo scarico dei wc e/o per irrigare le aree verdi) che si realizza con un serbatoio metallico interrato, un filtro (tipo quello di cui sono dotate le piscine) e tubazioni, serre solari e camini del vento per facilitare la ventilazione naturale all'interno degli edifici (ventilazione naturale negli edifici, applicata già negli anni trenta negli edifici pubblici in costruzione in quegli anni, commissionate da Mussolini tanto per essere chiare), utilizzo di catalizzatori di luce (tipo sun-pipe, dei tubi di metallo che riescono a dare luce ad ambienti interrati o privi di finestre, sul mercato da almeno un decennio), geotermico (l'ho studiato all'università e mi sono laureata nel '98).

Aggiungiamo inoltre che è stato cancellato anche l'obbligo di certificazione energetica degli edifici di nuova costruzione
e cioè quell'obbligo che impone di realizzare degli edifici in cui "gli involucri" (intesi come pareti, copertura e solai controterra) contengano le emissioni energetiche prodotte negli interni (andando quindi a "contenere" il calore prodotto e, contestualmente, diminuire le dispersioni verso l'esterno), anche in questo caso si tratta di non realizzare più palazzine con murature tipo "sfogliatella", ma dotare le realizzazione di tipo prefabbricato di pannelli coibentati e nelle tipologie tradizionali utilizzare le storiche murature a casssetta,  utilizzare coperture ventilate, ecc .....vogliamo parlare da quanto tempo industria e progettisti utilizzano questi sistemi costruttivi???? Chi ha scritto i manuali di architettura tecnica, riferimento sempre per noi progettisti impreparati, è morto da anni ed oggi sono vecchi forse anche i nipoti.

Il mercato utilizza da anni le energie sostenibili nelle nuove costruzioni, realizzando con semplicità, vista la vasta offerta del mercato di elementi tecnologici, nuove costruzioni per quei pochi ed illuminati committenti, a volte anche pubblici, consapevoli che "chi più spende meno spende" e che la gestione e spesa di immobili costruiti BENE è più semplice, buttando anche un occhio al futuro, quel futuro che sarà dei nostri figli in cui aprire un rubinetto e veder uscire acqua potrebbe non essere più qualcosa di così scontato, visto il continuo spreco odierno!
Chi sarà quel pazzo visinario che ha permesso dii costruire integrando nergie rinnovabili ... e , sopratutto, a quali progetisti impreparati e beceri avrà commissionato il progetto?????????

Per cui da progettista assolutamente impreparato mi chiedo, caro Minardi, e mi fermo perchè mi sale il veleno, avevi paura che se non firmavi ti avrebbero accusato di essere di sinistra o peggio ancora un verde o peggio ancora una persona intelliggente con delle responsabilità??????





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7 maggio 2008

Made in UK

Recinzioni di cantiere
associate generalmente a "millefoglie" di manifesti sbiaditi attaccati ovunque, graffiti veloci e poco pensati e gli immancabili mille adesivi del generico "Mario" ape-munito pronto a svuotarti la cantina a prezzi modici.

Recinzioni di cantiere
in evoluzione, sempre più gradevoli, addirittura progettate (!!!!), capaci di farti "immaginare" cosa rileverà lo "spacchettamento del cantiere" con rendering e cartelloni di cantiere sempre più curati.

....ma quando c'è un pizzico di fantasia bè appluso .... 
g
omma e temperino troppo fichi :)





p.s. Dedicato ad addb....lei può capire!!!!!




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7 ottobre 2007

Cogliere con uno sguardo un'immagine del mondo è arte. Ma quante cose entrano in un occhio! (Karl Kraus)

                         
Non ero al mio primo tentivo di blog quando scelsi di "liberare" pronta a partire, avevo già provato questa via, tentando di assecondare la mia aspirazione di giornalista di settore, architettura s'intende, da divulgare alle masse...ovviamente! :-)
Questo era uno dei primi post (nella sezione libri), in stile courier, vecchio giornalismo, quello del mio papà, tante parole sputate su di un foglio da una macchina da scrivere, di ferro, nera, con il suo muso rotondo.


21 ottobre 2006
Ancora non laureata lessi il libro "Una casa non è una tazza" di Giovanna Franco-Repellini (Editore FrancoAngeli 2° edizione 1996), trovai veramente esileranti moltissimi passaggi, mi vogliano scusare i non tecnici...il termine esilerante di questa lettura è forse veramente dedicato "a quelli del settore" ;-).  L'ho ripreso in mano questa mattina e ho con piacere notato che alcuni "atteggiamenti architettonici", tanto dei singoli progettisti che delle Amministrazioni, si sono evoluti: grazie alla nascente Europa, ai sempre più consolidati percorsi estero-universitari come Erasmus e Leonardo...e forse anche ai biglietti aerei a basso costo delle preziosissime compagnie low-coast!  Alcuni passaggi, sono ancora drammaticamente attuali :-).....se vi dovesse capitare di leggerlo veramente interessante il Terzo Capitolo e l'Appendice conclusiva!

Alcuni passaggi....
(....) dall'Appendice

STILE SCIATTO: Lo troviamo in tutti quei quartieri e paesi dove qualcuno ha pensato che bastasse costruitre muri, metterci sopra tetti, riempirli di persone per fare una città.
STILE NEOCLASSICO - DECO' - POSTMODERNO:  Il giovane tecnico abilitato (mia modifica :-) ), con maggiori passioni estetiche, si è trasformato in architetto postmoderno; continua a non conoscere i classici dell'architettura, ma ha visto più volte riprodotte le opere di Venturi e Philip Johnson.  Sconvolto dalla piramide del Louvre ne vorrebbe mettere ovunque.  La sua passione è quella in policarbonato: se l'edificio è grande, ne può mettere anche 3 o 4, se invece è piccolo si accontenta di porla come tettuccio all'ingresso del giardino per riparare il cancelletto di casa.  Tali piramidi sono sorrette da strutture in ferro rigorosamente dipinte in azzurro cobalto. (....) Le porte e le finestre sono sempre a timpano.  Le colonne capitellate, massicce.
STILE AMMINISTRATORE PUBBLICO: La buona manutenzione delle strade e dei giardini da qualche tempo si chiama "arredo urbano". (...) Spesso l'architetto italiano in gita turistica, guardando quelle piazza in cui l'architettura moderna, l'arte contemporanea si sono ben amalgamate con il preesistente e con la natura, viene da piangere; allora fotografa disperatamente quei particolari, quei dettagli accurati, nella speranza vana di poter forse un giorno realizzarli anche a casa propria.  Da noi invece abbondano le fiorriere dotate delle più svariate forme: grossi ottagoni, piramidi mozze, conglomerati cementizi, vari ormai sbrecciati, da cui spuntano gruppi sempre verdi misti che dopo due anni sono giallastri e incolti.
(...) STILE RUSTICO: Chi non vorrebbe un bel casolare sulle colline senesi, tutto di pietra, e un grande camino con un tronco intero per architrave? Piacerebbe anche a me, ma la tragedia avviene quando tale e quale si pretende di rifare questo stile in città della Toscana distano centinaio di chilometri.  Magari in un condominio anni cinquanta, mettendo finti cassettoni sotto la soletta di c.a.

Buona osservazione e buona lettura

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