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...ma non adesso...


Viaggi / Libri / Cinema / Arte


6 settembre 2009

SCATTI d'ESTATE



CALIFORNIA - NEVADA - ARIZONA - NEW YORK
ESTATE 2009




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31 ottobre 2008

il Potere di Redenzione della Letteratura

(...) All'inizio addentavo senza andare troppo per il sottile, in modo indifferenziato, abbandonandomi a un'orgia insaziabile - un boccone di Faulkner era come un boccone di Flaubert, per quel che mi riguardava.  Ma presto cominciai a notare delle sottili differenze.  Notai, prima di tutto, che ogni libro aveva un sapore diverso: dolce, amaro, aspro, agrodolce, rancido, salato, agro.  Notai, anche, che ciascun gusto - e, con il passare del tempo e l'acuirsi dei sensi, il sapore di ciascuna pagina, frase e infine parole - portava con sè e suscitava nella mente un insieme di immagini e rappresentazioni di cose di cui non sapevo nulla a cuasa della mia limitata epserienza del mondo cosidetto "reale": gratiacieli, porti, cavalli, cannibali, un albero in fiore, un letto disfatto, una donna annegata, un ragazzo volante, una testa mozzata, braccianti che alzano lo sguardo al verso di un idiota che urla, il fischio di un treno, un fiume, una zattera, il sole che filtra obliquo in un bosco di betulle, una mano che accarezza una coscia nuda, una capanna nella giungla, un monaco che muore.
All'inizio mangiavo lasciandomi guidare solo e soltanto dal gusto, rosicchiando e masticando dimentico.  Ma ben presto cominciai a leggere, qua e là, lungo i bordi dei miei pasti e, con il passare del tempo, quanto più leggevo tanto meno masticavo finchè, in ultimo, presi a dedicare quasi tutte le ore di veglia alla lettura, masticando solo nei ritagli di tempo.  Oh, come mi rammaricai allora di tutti quei buchi spaventosi!  In alcuni casi, quando non c'erano altre copie disponibili, dovetti attendere anni per colmare le lacune.  Non ne vado fiero. (...)
da Firmino di Sam Savage

                                         

E' venerdì.  Ultimo sforzo.
E poi solo
gocce di pioggia, in corsa lungo i vetri incastrati in un infisso verniciato di blu, una tazza fumante di frutti di bosco, l'odore di un nero quadratino di cioccolato, un nuovo libro con dentro tutto quello che mi serve: un pezzetto di mondo, qualche anno di una vita, una storia sconosciuta.
Masticherò piano, gusterò il sapore, mi farò rapire della carta, mi perderò tra le parole.
Domani.  Basta aspettare domani.




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23 agosto 2008

Le mie Mostre di un Agosto Romano

Il mio agosto a Roma volge al termine e non solo perchè il calendario segna il numero 23, ma perchè faticosamente sono arrivata alla fine "dell'anno" e mi manca soltanto di riempire lo zaino e partire.
Lo zaino quest'anno lascerà a casa costumi, parei e creme abbronzanti sostituite da maglioni, cerata, rigorosamente con cappuccio perchè lì già piove da giorni, e i vecchi anfibi marroni mai buttati e sempre utili!
Destinazione Irlanda. Paesaggi infinitamente verdi, strade a sinistra, i murales di Belfast, i rinnovati Docklands di Dublino, le cantate isole Araan...tutto questo e di più riempiranno i miei occhi e pensieri per i prossimi 15 giorni!

Il mio Agosto a Roma ha sfogliato le pagine dell'agenda tra tranquilli ritmi lavorativi, chiaccherate con amici in partenza e in arrivo, zizagando tra le mie amate vie dei rioni centrali...vuote e tranquille come mai in nessun altro momento dell'anno e mostre segnate sul mio quadernetto, quello che in genere, riporta, ordinati e colorati, elenchi puntati di "cose" mai fatte per mancanza di tempo.
Proprio oggi ho potuto depennare l'ultima ... Jean Prouvé, preceduta dalla Quadriennale e dalla personale di Schifano.


                                                

Attraverso le lenti di plexiglass e dei primi acrilici ho ripercorso gli anni sessanta-settanta-ottanta-novanta di Schifano, attraverso i suoi occhi ho riletto di contestazioni, movimenti artisitci di rottura, parole dipinte ed urlate in un tempo in cui la nuova arte, venuta anche da oltre oceano, lasciava sconcertati e con un punto di domanda, forse ancora irrisolto, su come interpretare la "nuova creatività" fatte di quadri che ti aggrediscono con le loro forme imaginifiche e i loro colori prepotenti, fatti di ritagli di giornali, fotografie ritoccate, oggetti ripensati.

Io mi sento come un media.  Le cose che esprimo le ho dentro di me e le immagini televisive mi aiutano a tirarle fuori.
La creatività è una cosa infinita.  La puoi usare così  facilmente o con grande emozione.  E' un giacimento.   (Schifano).

Con quello stesso punto di domanda mi sono immersa nella Quadriennale.
Non ho una preparazione che mi permetta di andare oltre alle sensazioni delle immagini, ma ho cercato di capire, di vedere oltre alle mie emozioni alla ricerca di un messaggio, di altri punti di vista.
Spesso mi sembra di non capire, ma mi rapisce, mi ipnotizza.
Tanti giovani artisti riempono ed affollano gli immensi spazi dei saloni della Galleria di Via Nazionale.  Suoni, immagini, plastica e metallo intrecciati, gesso, sapone di Marsiglia, carboncini e pennarelli si inseguano lungo le ricettive pareti bianche.
Mi sono ritrovata a sorridere davanti a "Donatella" di Giovanni Rizzoli, ad aspettare con ansia l'ultimo fotogramma del cartone "King Kong and the End of the World" di Federico Solmi, intimorita da "L'ultima battaglia" di Stefania Fabrizi, completamente catalizzata da "Rosso" di Grazia Toderi, stupita dalla scelta, della tecnica, quasi tradizionalmente antica, di "Tutto il mondo è paese - Milano, Roma" di Davide  Nido.

In ultima "la Poetica dell'Oggetto Tecnico" di Jean Poruvé, qui mi sono mossa in casa, riconoscendo nei progetti , nel costruito le correnti di architettura dello scorso secolo, la rinnovata e prolifera ricerca di nuovi materiali, comprendendo pienamente quei dettagli tecnici e strutturali disegnati su carta, impressi veloci e precisi con la china, che fanno parte della mia quotidianità.
La progettazione integrata, così presente in quei progetti di prima del '40, così ancora assente nel nostra realtà tecnica, l'idea realizzata dell'oggetto prefabbricato senza che questo lo renda non progettato, assente di qualità, banale.
La maggior produzione, sopratutto di mobili, risale agli anni trenta e quaranta e vedendoli, potendoli quasi toccare, ricordi a te stesso che quell'insieme di menti rimangono ancora talmente all'avanguardia da sentirli maestri.

Tutte e tre le mostre a Roma ancora fino alla metà di settembre.

Buon fine agosto inizio di settembre.... IO PARTO!





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31 gennaio 2008

Libro 1/08

 

                                                  

Jack cerca il "bianco perfetto", un bianco capace di Completare lo spazio, un bianco che sappia capire le pareti su cui verrà adagiato.  Per Jack è importante, lo fa stare bene.
Un gatto sfregiato, un buco nella parete, uno spicanalista...ovviamente, un'immancabile ex-moglie, un adolescente sull'orlo di una crisi di nervi, una bambina con i guanti rossi, una giovane donna con le scarpe troppo grandi.

Frullati tutti insieme, spinti e incastrati dentro ad una casa di inizio secolo, in una non definta America.

Più di 300 pagine che ti regalano parecchi sorrisi, qualche ghigno, occhi a trapezio.
Vale la pena di conoscere Jack.

bonne nuit P.


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18 novembre 2007

la miA coLLezione di paROle


Schifano


Luciano Tajoli cantava "Scrivimi, non lasciarmi più in pena una frase, un rigo appena" Un tango.  Fuori contesto e senza musica, nel 1993 "una frase un rigo appena" diventa un concorso letterario, un gioco costruito sull'idea che si possa scrivere moltissimo scrivendo poco.
Alcuni dei miei preferiti.....

Lo studente telegrafa alla mamma: <Bocciato. Prepara papà>.
Risposta: <Papà preparato. Preparati tu>.
  (Lidia Zavoli)

Dopo troppo tempo lo guardò negli occhi.
Non era più lui
.
  (Roberto Alessi)

Rebecca
Sono molto innamorato.  Sono molto timido.  Amo Rebecca.  Non ho il coraggio di dirglielo.  L'ho scritto su un foglio di carta, ma non ho il coraggio di darglielo.  Ho paura possa scoprirlo, così l'ho nascosto in una busta, poi ho nascosto la busta in un quaderno, ho nascosto il quaderno in una borsa, ho nascosto la borsa in un cassetto, ho nascosto il cassetto in un armadio, ho nascosto l'armadio in una stanza, ho nascosto la stanza in una cantina, ho nascosto la cantina sotto la mia casa, ho nascosto la mia casa in un vicolo cieco.
Giro alla larga da quel vicolo cieco.  Frequento altre vie.  in una via ho trovato una villa, nella villa c'era una soffitta, nella soffitta c'era un tappeto, sotto il tappeto c'era una botola, nella botola c'era un baule, nel baule c'era un pacco, nel pacco c'era un cofanetto c'era un diario, nel diario c'era una busta, nella busta c'era un foglio di carta, sul foglio di carta c'era una frase d'amore scritta da lei, perchè anche lei è timida.
Ma ama un altro.   (Diego Lama)

                                                             
                                                                Bonne nuit à tuos
 


8 novembre 2007

FACTORY POST

 

          
          

Dylan a proposito di Andy Warhol parlando di "Renaldo and Clara":
"In Renaldo and Clara vedi la musica come in nessun altro film. Non vedi mai delle porte chiuse o delle sequenze che stanno lì solo per occupare il tempo che intercorre tra le diverse scene. So che è molto lungo, ma per me non è lungo abbastanza. Non mi interessa quanto sia lunga una cosa. Potremmo tagliare dei pezzi, ma la forza sta nell'abilità di credere che è un pezzo che ha molto significato. Sai chi è che ha capito questo? Andy Warhol. Warhol ha fatto molto per il cinema americano. È stato un precursore dei suoi tempi. Warhol, Hitchcock, Peckinpah e Tod Browning sono stati molto importanti per me".

(tratto da www.maggiesfarm.it)

        Grazie a onde_road per l'idea e "l'accolta" partecipazione. Pronta




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29 agosto 2007

PRONTA in FLORIDA

Si parte il 14 mattina con zaino in spalla da Fiumicino.
Con un volo DELTA, che non ricorderemo per i pranzi/cene/colazioni, ma per il suo tecnico kit da viaggiatore perfetto (sacchettino in carta di pane con dentro tutto l'occorrente per auspicare ad un minimo di igiene laddove il bagaglio non arrivi), sbarchiamo dopo circa 10 ore di volo a Cinccinnati e da li' con volo interno ad Orlando.

: all'ereoporto di Cinccinnati le informazione ai confusi viaggiatori vengono fornite da simpatici vecchietti, con tanto di cartellino "Hi, I'm Jane" e divisa....tipo nonno di quartiere all'ingresso delle nostre scuole

Ad Orlando ci aspetta la faccetta sorridente di un amico non-visto da tanto tempo, con Truk fichissimo e qualche chilo aggiunto....causa le mille schifezze che costituiscono la dieta locale.
 
Orlando è un agglomerato urbano, ben lontano dal concetto di città, un susseguirsi di residences a villette disposte ordinatamente intorno a laghetti artificiali che si alternano ad una vegetazione prepotente, favolosa, rigogliosissima..... la Florida è un'immensa palude bonificata in cui l'acqua la fà ancora da padrona...immersa nella latitudine del Sahara: un caldo e un afa micidiale.

2°: nel laghetto di fornte casa un baby alligatore prende il sole tra le giganti papere da giardino con un buffo becco colorato.

Strade a 4 corsie la attraversano e la avvolgono, un piccola Downtown popolata da grattacieli in cui tutti lavorano e nessuno abita.
Ma il vero cuore pulsante di questa distesa urbana sono indiscutibilmente loro: i MALL, tantissimi, diversificati e tutti un po' uguali.
Nei mall ci si incontra, ci si conosce, si vive, ci si trova qualsiasi cosa, tutto ibernato in un finto clima montanaro con aria condizionata a palla, che ti fa venir voglia di metterti un piumino, e che rende ancor più faticosa l'uscita nell'afoso "mondo reale".
L'architettura di ogni cosa costruita è un inno all'unico vero protagonista dell'intera regione: il quartiere della Disney....e così accanto all'ufficio della posta c'è un edificio capovolto, vicino al supermercato un edificio storto sede del Museo delle Stranezze.
E' tutto in colori pastello come in un cartone animato.

                                                      

Poco traffico, tantissimi parcheggi, tutto accessibile per i disabili (e per gli utilizzatori di sedie a rotelle o macchinette elettriche NON disabili, me semplicemente troppo grassi per riuscire a camminare!!!!!!).  Ad Orlando la vita non costa molto, i prezzi delle case sono accessibile, il prezzo della vita è basso, il che ne fa un rifugio per famiglie numerose, giovani al primo lavoro e immigrati più o meno legali, dipingendo un panorama multietinico e superficialmente molto tranquillo.  Con l’inglese scolastico ci si fa comprendere, ma si capisce poco, inneggia uno slang diviso per razze, veloce, diverso, incomprensibile, come in un rap intenso.
Gli abitanti di provenienza ispanica sono tantissimi, il chè aggiunge sicuramente un po' di sapore vero a questo surreale "insieme di cose", tutti mescolati in questo strano panorama creando una patinata copertina in cui i tanti conflitti razziali degli stati del sud sembrano lontani.
Non seguendo il consiglio di Rip ho cmq passato una giornata in un parco, ho scelto quello degli Studi Universal...e vi dirò il gioco di Spiderman e quello di Hulk...SONO UNA FIGATA!!!!!!!

3°: 1000 catene di fastfood, varianti di Starbucks, cibo Thai, Messicano, Cinese e Brasiliano sono lì, pronti per il consumo H24, con personale rigorosamente nero che lascia il posto a biondini/e solo per i locali più trandy (il che mi sta a significare che poi tutta questa serenità di rapporti non c’è). Spicca per originalità di nome la catena: "Fortuna che è venerdì" a sottolinare gli strettissimi ritmi lavorativi e una totale assenza del dirittto di lavoro per tantissime categorie, in totale dissonanza con i forti e storici sindacati del nord-america (le tante sfaccettature del Federalismo, ci sarebbe da pagare un biglietto al Bossi Nazionale!).
McDonald va eletto come il più LIGTH nel servire i cibi Nazionali!!!!!!!!!!!!!!!

Sono rimasta ad Orlando fino al 20 agosto, spostandomi a “stella”dalla costa ovest, raggiungendo Cocoa Beach, fino alla costa est raggiungendo Tampa e le sue località balneari. 
Ho percorso tante miglia sulla mia Caliber amaranto in affitto (orribile, ma molto chip!) sulle immense Statali (a pagamento) e le infinitamente lunghe Interstatali (rigorosamente gratis).  La mia Caliber, un po’ tamarra, era per una “taglia umana” sopra al metro e settanta (e io invece ho mentito sul passaporto scrivendo 1.60m), sedile infossato e cruscotto in salita, quando mi sono seduta al volante una sola riflessione: non vedo un cazzo!!!
Ma siamo donne determinate e così facendo capolino al volante, abbandonando il mio “piede sinistro” ho cominciato a macinare miglia.

4°: i limiti di velocità, vista la grandezza delle strade, sono bassissimi, ma nessuno li rispetta (tutto il mondo è paese), tranne me, più per la paura di incontrare un poliziotto che, visto lo slang locale, non avrei compreso, che non per senso civico.  Si supera a destra e a sinistra senza distinzione…e qui il fatto di essere di Roma, mi ha fornito sicuramente una certa destrezza!

Cocoa Beach è esattamente come nei film: larghe e lunghissime spiagge che si perdono nell’orizzonte, onde, tavole da surf e lui: l’indiscusso pontile in legno.

                                   

Clearwater mi ha accolto sulla costa del golfo del Messico: spiagge di talco bianche, un mare che cominciava a virare verso i colori delle località Caraibiche, tanti solitari pescatori con lo sguardo perso all’orizzonte forse cercando il loro paese di origine … e un esercito di arzillissimi vecchietti in camicie a stampati colorati, sembrava di stare a Cocoon .... cordialissimi ed entusiasti del caldo.

5°: siamo fuori stagione, il turismo si adagia sulle spiagge da ottobre alla metà di maggio fino alla fine dello Spring Breack e i  Toga Party della gioventù dei collegge sono solo un ricordo.
Una riflessione: bisognerebbe mandarci i giornalisti di "Costume e Società" del Tg2 che consigliano ai nostri nonni di chiudersi in casa per tutto il periodo estivo per sfuggire all’afa.

Il 20 mattina si parte per Miami, percorrendo la 528 e poi il lungo costa della 95.Su tante macchine l’adesivo: GET AMMO? (prendo l’arma) a legittimare il possesso di armi per potersi difendere, indiscusso diritto costituzionale (riconosciuto anche da tanti giovani).
Arrivo nel quartiere di Miami Beach, consigliato dalla inseparabile guida come località più tranquilla e sicura della vicinissima city.

6°: In un Mc ho preso un giornaletto in cui sono presenti tutti gli alberghi di Miami con relativi sconti presentando la pagina del libretto…ed è proprio così!!! Utilizzando il nostro giornale sconti ci piazziamo in una camera con tanto di balcone e vista sul mare, che ci evita le multe di divieto di fumo e che ci fornisce una location probabilmente non accessibile.  La colazione non è compresa…ma non si può avere tutto :-)

Miami Beach è esattamente come te la immagini: i suoi edifici bassi in art decò, mille stili architettonici frullati insieme tra vecchio e nuovo, giovani con andature rilassate che si aggirano in infradito sorseggiando bibite ghiacciate, locali notturni, ristorantini, negozi patinati e tantissimi Tatoo point per imprimere sulla pelle onde, tavole da surf e indimenticabili frasi significative che sopravvivranno al freddo inverno di tanti stati del nord.

                                              

Gli alberghi, edifici altissimi a bordo spiaggia, con le loro hall e bar per drink a base di succo di fragola, rappresentano un’indiscussa attrazione della vita notturna, decisamente imperdibile. Spicca il Delano, di Lady Madonna, che nonostante tutto ha creato un hambient estremamente scenografico, in cui un indiscusso stile da brend americano si mescola in maniera non banale ad un gusto intellettuale in stile europeo.
Le spiagge accolgono i tanti turisti, in fondo qui sono tutti in vacanza, troneggiano le torrette dei bay watch che con i loro fischietti ti impediscono di finire risucchiato dalle potentissime onde, particolarmente pericolose vista la scia dell’uragano Dean che in questi giorni sconvolge le non lontane isole.

7°: La Florida è caratterizzata da costruzioni basse, ma ovunque la barriera del costruito che si affaccia sulle coste e le spiagge inneggia ai grattacieli…perché?? Qui è tutto al contrario!

Abbandono per una mattina la spiaggia per addentrarmi a Miami e arrivo al Disegn Discrit, quartiere di recupero industriale, in cui gli americani (quelli di cui ho sempre letto sulle riviste di settore) sono di una maestria fuori dal comune, in cui negozi di design, arredamento e gallerie d’arte mi ridanno una dimensione che avevo tanto apprezzato nella favolosa NY.

8°: Visitando la Florida ho realmente compreso la frase: “NY non è l’America, è qualcosa di unico uguale solo a se stessa”.

Ho conosciuto tante persone, ricorderò il gentile sorriso di un signore cubano innamorato di Mina e Vasco Rossi, ho parlato lentamente in italiano compresa dai tanti ispanici locali che non trovano necessario imparare l’americano. Ho incontrato gruppi di connazionali in attesa della riapertura degli aeroporti per raggiungere il Messico o la Giamaica.

9°: L’uragano Dean ha toccato anche Cuba, ma le notizie vengono date solo dalle reti e giornali ispanici, per la CNN e consorelle non esiste.

Il 23 mattina invertiamo la rotta senza aver potuto visitare l'Everglades National Park, non accessibile vista la stagione umida, torniamo ad Orlando per passare l’ultima serata Americana con il ritrovato amico Gianluca e il suo multientico gruppo di amici, cordiali e solari.

10°: Natalia, splendida giovane donna venezuelana di adozione americana, e conoscitrice della nostra terra mi ha chiesto: ma perché voi italiani venite in Florida con tutto quello che avete??

Ci siamo, il 24 mattina si riprende l’aereo che dopo circa 13 ore, via Atlanta, ci riporta a Roma.

                                                             Conclusioni:

Contenta di aver visto un altro pezzetto di Mondo.
Continuamente stimolata da un paese occidentale che per alcuni versi e in tanti momenti ho compreso e sentito meno vicino della Tanzania, ma che mi ha sbalordito ogni giorno.
Ricordi veri da conservare e condividere.
Affascinante ed insieme desolato per mille diverse ragioni a cui è difficile dare voce.
Spazi infiniti, una vegetazione ed una fauna travolgente nel suo essere prepotente ed altrettanto rispettata ed amata.
Assolutamente incapace di governare le unità di misura d'oltre oceano: galloni, piedi, pollici, libbre...W il Sistema Internazionale di misura.
Mi hanno sempre chiesto i documenti per bere, il limite è di 21 anni, ed avendone più di 30...direi che mi sento estremamente soddisfatta :-)
Felice di aver ritrovato a casa l’olio di oliva come unico condimento dell’insalata.

                                                      E una domanda:
LA FLORIDA E’ IL PAESE DELLE ARANCE (il simbolo delle arance è anche sulle targhe delle macchine) E ALLORA PERCHE’ NON BEVETE LE SPREMUTE DI ARANCIO (una mia passione indiscussa), MA SOLO I SUCCHI IN BOTTIGLIA????
PAGHEREI UN BIGLIETTO AL LOCALE GOVERNATORE E CON ORGOGLIO LO PORTEREI al bar delle arance a SANTA MARIA IN TRASTEVERE PER FARGLI VEDERE CHE COSA SI PERDONO.


29 luglio 2007

L'ultimo Re di Scozia


                                     


Ieri notte, insieme al mio zoccolo duro di amici, abbiamo visto il film:
L'ultimo Re di Scozia.
Un film notevole, rigoroso, umanamente profondo, il primo film che ho sentito realmente
AFRICANO, tratto da una storia vera.
2 uomini si incontrano in Uganda agli inzi degli anni '70: il giovane scozzese laureato in medicina, partito per andare ad "aiutare le persone in Africa" e alla ricerca di un luogo che lo faccia Emergere, l'altro, un uomo del popolo che organizza un esercito per liberare il suo paese da un governo corrotto e che ne diviene il Dittatore Sanguinario.
2 uomini all'arrambeggio di potere, gloria e glorificazione, 2 culture a confronto, 2 culture in contapposizione.
Da una parte la superficialità estrema, sovrastata dall'egocentrismo e dall'arroganza dell'occidente e dall'altra l'incapacità di amministrare il potere a discapito del proprio popolo continuando a deliggitimare il valore della vita umana.

Mi ha fatto riflettere su quanto sia viscerale la necessità di emergere (non intesa esclusivamente con una valenza negativa), di sentirti fautore di una crescita, di un cambiamento e  di quanto, a volte, si pensi che solo in una situazione estrema, sconosciuta, forse totalmente ostile, abbia realmente valore quel nostro bisogno, tanto da poterlo mettere in pratica.

E' da quasi 10 anni che ricerco in me le giuste ragioni per partire per uno dei tanti paesi considerati ancora terzo mondo, sono ancora qui.
(n.d.r. forse da qui proviene il mio "Pronta a partire....ma non adesso" :-) ).

Vedendo questo film non ho, ovviamente, trovato una risposta, ma ho capito qual'è sempre stata la mia più grande paura: partire esclusivamente per me stessa e non per il paese in cui sarei atterrata....
paura di potermi scoprire NON capace di NON essere COME il giovane scozzese.

                           Un film che vale la pena di vedere con qualcuno che 
                                                ti conosce molto bene,
                                                  nel bene e nel male


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