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LA SOTTILE LINEA ROSSA

Passato bene il Natale? E Capodanno? Festeggiata la Befana?  Qualcuno ha avuto la gradita idea di leggervi l’oroscopo dell’anno?   Tanto l'amico zen o il parente astrologo, che ti omaggia della profezia astrale, c’è sempre, matematico: tutte le notizie esaltanti non si avvereranno e quelle mediamente schifose si!
Spizzato il calendario, numeri rossi rari quanto diamanti, il mio compleanno coincidente con pasquetta, ma io dico! 
Primo maggio domenicale. Sistemati a puntino.
Poi salta fuori il 17 marzo, sarò onesta : quando alla radio ho sentito della proposta della proclamata festa aggiunta per i 150 anni d’Italia, oltre a non avere assolutamente idea cosa il 17 marzo significasse storicamente, ho solo pregato che fosse un giovedì e voilà accontentata!! (ergo anche quest’anno non si vincerà al super enalotto, anche questo è matematico: vige la regola del contrappasso).
Sbrigate le pratiche fine/inizio anno.
Gennaio andato, febbraio in corso.
 
Mi sono invecchiata.
Si si mi sono proprio invecchiata è lampante.
1.      1. Non vedo l’ora che arrivi la primavera, e non perché sono una vivaldiana amante del cambio di stagione o dei prati in fiore (sono allergica, così tanto per chiarire), né mi aspetto l’impennata ormonale quella per la quale mio ritrovo a cioccare, di 3 aprile, giovani operai in jeans senza maglietta (quelli giovani e stranieri i nostri hanno delle panze che la metà basta!).
Dicevamo, l’attesa della primavera è perché ho freddo, in vespa è stata una tortura: pioggia, freddo e anche la neve, che a Roma è più rara del tartufo bianco di Alba, mi sento come la nonnina del cacao, con scialle e crocchia. Una strepitosa sferzata per la mia femminilità!
Ma soprattutto, ed è qui che mi sono rassegnata al lampante balzo oltre la linea rossa:
2.      2. Mi rompono le palle i pischelli. Ecco l’ho detto!
Ahh le rimugino tutte quelle cose che diceva mia madre, quelle che avevo giurato di non osare neanche pensare, le varie: “sono strafottenti, sembra che si divertono a dare fastidio”, “guarda come lasciano i motorini!”……..
Abito in un palazzo che ai piani bassi ospita, oltre me ed S.(lui deportato per lavoro in Puglia, ma questo è un dolente capitolo che va rimandato, ndr), i danarosi fuori sede  inscritti al prestigioso Ateneo del Sig. Celli.
Sono ragazzi, sono giovani, fuori sede per giunta, quindi un po’ di casino è assicurato e gradito sopratutto, sì perché sapere che nonostante tutte le proiezioni catastrofiche sulle generazioni: y, 00, nn……, gli universitari ci sono, si divertono, studiano e ridono tutto il giorno è rassicurante.
Ma la sottile linea rossa è lì in agguato perché tu vicino, (troppo vicino ci divide un tramezzo che non arriva a 12cm), non puoi cantare alle 5.00 di mattina di ritorno da una notte brava.
Anche perché non si è mai sentito uno così poco melodioso, non dico intonato, ma proprio sgradevole. 
Oltre tutto, essendo un patito della propria ugola, ha il karaoke della play, e così si mette anche la base e non pago strimpella la chitarra …. elettrica.
 
Ma non mi lamento, perché se no poi lui pensa che io sono vecchia e allora mi sento veramente vecchia. Bella pippa emozionale, no?
 
Andrea (il vicino) , non ti posso incolpare della mie paranoie over 30, ma ti prego, dacci tregua e LAUREATI così la tua mamma sarà tanto orgogliosa :) 
                                                                                                               
ps. Siamo sempre nello stesso appartamento, dopo articolato accordo con il padrone di casa, vandalo barbarico incluso (delicato epiteto coniato dal condominio per Andrea) :)

Pubblicato il 22/2/2011 alle 11.24 nella rubrica Diario.

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